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Giro delle Fiandre 2017, l’analisi: Re Filippo, Tom & Peter, i sorrisi azzurri

Una Ronde d’altri tempi, quella a cui abbiamo avuto il piacere di assistere: il Giro delle Fiandre 2017 si è rivelato una fucina di spettacolo ed emozioni, con tanti colpi di scena che hanno contribuito ad infondere pathos e verve lungo i 260 km che hanno condotto i corridori da Anversa a Oudenaarde.

Il vincitore è uno, e il titolo di Re lo merita in pieno: Philippe Gilbert ha compiuto una vera impresa. Spesso nello sport contemporaneo si suole abusare di tale termine, ma come altro potrebbe essere definita un’azione – apparentemente ed inizialmente spropositata – cominciata in solitaria a 52 km all’arrivo e protrattasi fino al vincente epilogo? Così un vallone impera nella Classica prediletta dai fiamminghi: non c’era riuscito negli anni migliori della sua carriera, quelli che l’hanno portato a primeggiare al trittico delle Ardenne e al Mondiale di Valkenburg, ci riesce in questo 2017 iniziato in maniera splendente con i piazzamenti alla Dwaars e ad Harelbeke e la vittoria a La Panne.

Gilbert la corsa l’ha vinta, in tanti l’hanno persa, a volte per circostanze non imputabili alla sola forza degli avversari. È il caso di Peter Sagan e Tom Boonen, fermati rispettivamente da una caduta e da un guaio meccanico che hanno impedito ai due di andare a caccia del bis e del poker. Lo slovacco è rimasto impigliato ai piedi di una transenna sull’Oude Kwaremont (la colpa è del campione del mondo che si è fatto troppo a margine della stretta carreggiata, ahilui), il secondo ha riscontrato un problema al cambio pochi chilometri prima, in corrispondenza dell’imbocco del Taienberg. E inseriamo nella categoria anche Sep Vanmarcke (Cannondale-Drapac), forse uno dei pochi in grado di inventarsi qualcosa per contrastare il vincitore, se l’ennesima caduta non l’avesse fatto malauguratamente fuori.

Sagan ha mandato a terra anche Greg Van Avermaet, con lui favorito della vigilia, il quale, però, ha avuto la forza di rialzarsi e dare l’anima fino all’arrivo, cogliendo un secondo posto, a 27″ da Gilbert, che sa tutto sommato di buon risultato. I due campioni, semmai, devono rimproverarsi la condotta della prima fase di corsa, quando si sono lasciati sorprendere da un attacco dei Quick Step Floors sul Grammont e sono stati costretti a recuperare un minuto prima di rientrare. Una scelleratezza che ha costretto loro a spendere fin troppe energie e ha probabilmente ha inciso sul prosieguo della corsa.

A proposito di Quick Step, stavolta la tattica messa a punto dallo staff tecnico capeggiato da Patrick Lefevere ha funzionato appieno: lo scorso anno lo squadrone belga aveva lasciato a desiderare proprio negli appuntamenti che maggiormente predilige, quest’anno le cose stanno andando in maniera decisamente diversa. Così, quando Gilbert ha attaccato, c’è stato un grande Matteo Trentin che rompe i cambi; quando quest’ultimo, dopo un egregio lavoro, si è staccato, ci ha pensato Niki Terpstra ad andare a podio. Senza dimenticare il povero Boonen che ha corso davanti al gruppo per tutta la gara fino allo sfortunato incidente.

E poi gli italiani. Quanto ci sarebbe piaciuto immaginare gli azzurri così nel vivo della corsa fino alla fine? Nessuno ci sperava, invece è accaduto. Siamo tornati protagonisti al Nord con tre atleti in top 10: Sacha Modolo addirittura sesto, secondo al solo Alexander Kristoff nella volata dei battuti e inaspettatamente a suo agio sui Muri fiamminghi; Filippo Pozzato non graffia, ma chiude con un ottimo ottavo posto che rappresenta un bel traguardo; Sonny Colbrelli si piazza in decima posizione nonostante gli acciacchi dovuti ad una caduta della vigilia. E poi Fabio Felline e Gianni Moscon pimpanti nel finale sono note lietissime per l’intero movimento azzurro.

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